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“Border Writer” (from La Repubblica)
NB: An English translation of this piece, which appeared on an American website, is available here.
An English translation of this piece will appear soon on a US website, and will be available to read then.Graffiti in Israel by Jake Wallis Simons, pics by Jason Larkin
This is taken from a roadside restaurant. They have pained the menu on the wall, top left[img src=http://www.jakewallissimons.com/wp-content/flagallery/graffiti-in-israel-by-jake-wallis-simons-from-la-repubblica/thumbs/thumbs_lr2.png]Sderot, West Bank, East Jerusalem, Tel Aviv
Clockwise from left: solidarity graffiti in Sderot; a Palestinian boy poses beside a Banksy which has been modified (a wall painted over the opriginal Alpine scene); an original Banksy that a Palestinian businessman is trying to sell; taxis by the partition wall in Palestine; homegrown graffiti on the partition wall in East Jerusalem; Sha'anan Streett, an Israeli rapper; Know Hope's "character"; and more Sderot graffiti.[img src=http://www.jakewallissimons.com/wp-content/flagallery/graffiti-in-israel-by-jake-wallis-simons-from-la-repubblica/thumbs/thumbs_lr3.png]Me'ah She'arim (Jerusalem), Duheisha Refugee Camp (near Bethlehem)
Top: Joel Kroiz, an Ultru-Orthodox anti-Zionist activist, outside the headquarters of his organisation. Bottom: a portrait of 16-year-old Ayat al-Akhras, the third – and youngest – female suicide bomber, who died in 2002[img src=http://www.jakewallissimons.com/wp-content/flagallery/graffiti-in-israel-by-jake-wallis-simons-from-la-repubblica/thumbs/thumbs_lr4.png]Sderot
Craig Dershowitz, founder of the New York-based "Artists 4 Israel"
ISRAELE-DOPO-BANKSY Animali e rabbini giganti, semplici tag e ritratti di donne kamikaze: centinaia di chilometri di muro sono diventati tavole su cui disegnare sogni di pace e messaggi di guerra
di Jake Wallis Simons
Portano i pantaloni a vita bassa, da cui spunta l’elastico delle mutande. Ostentano tatuaggi, strafottenza e cappellini da baseball, mentre dipingono un murale con un rabbino alto tre metri.
Da una settimana, sotto l’incandescente sole israeliano, tastiamo il polso politico di questa regione attraverso i suoi graffiti e l’arte urbana. Da quando, cinque anni fa, Banksy dipinse la famosa barriera di separazione, sui muri del paese c’è stata un’esplosione di colore. Artisti internazionali accanto ad altri nati qui, opere sofisticate e creazioni amatoriali. Le scritte sui muri di Israele e Palestina offrono una prospettiva unica – spesso sorprendente – delle speranze e delle battaglie della popolazione locale. Il nostro viaggio inizia da Sderot, città assediata al confine con la striscia di Gaza tristemente nota per essere l’obiettivo preferito dei razzi sparati da Hamas. Qui è tutto costruito in cemento armato, pareti che diventano tavole da disegnare, dipingere e verniciare per i ragazzi con i pantaloni a vita bassa: quelli di A4I (Artists for Israel), una crew americana che usa i graffiti per rallegrare i rifugi (che in caso di allarme i cittadini di Sderot devono raggiungere in 15 secondi, al massimo). “La guerra è finita mesi fa, ma gli attacchi continuano almeno una volta alla settimana”, spiega Jacob Shrybman, portavoce di Sderot Media Centre. “E i ragazzi di A4I con il loro lavoro ci danno la forza per andare avanti, dimostrandoci che non siamo stati dimenticati”. Read the rest of this entry »



